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Stamento
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Si chiamava mwfqStamento (mwfgcatalano: mwfwEstament; mwgaspagnolo: mwgqEstamento; mwggsardo: mwgwIstamentu) ciascuno dei tre rami del mwhaParlamento Sardo, esistito sino alla mwhqfusione perfetta (mwhg1847), che comportò l'accentramento del governo a mwhwTorino e la conseguente fine dell'autonomia sarda. Gli Stamenti in seduta comune erano detti mwiaBracci (mwiqcatalano: mwigBraç).

Contents

Storia
Note

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Storia

Il Parlamento fu istituito a mwjgCagliari da mwjwPietro il Cerimonioso il 15 febbraio mwka1355.

Dopo la pacificazione dell'isola, fu convocato ogni dieci anni circa fino a quando il regno di Sardegna fece parte della mwkgCorona d'Aragona prima e della mwkwCorona di Spagna poi; quando re di Sardegna divennero i mwlaSavoia non fu più convocato.

Nel mwlg1793, in conseguenza dello sbarco dei mwlwsoldati della mwmarepubblica francese uscita dalla mwmqrivoluzione, lo stamento militare si autoconvocò, in base ad un antico privilegio, per approntare le difese. Successivamente si riunirono anche gli altri due bracci. La riunione degli stamenti dopo circa un secolo accese di speranze la popolazione, che rivolse numerosissime petizioni. Essi decisero però di dedicarsi solo alla difesa del regno, rinviando l'amministrazione a quando sarebbe stato convocato un regolare parlamento.

In conseguenza della riuscita della guerra (la Sardegna rimase l'unico avamposto d'mwmwEuropa a non essere invaso da mwnaNapoleone, insieme all'mwnqInghilterra, la mwngSicilia e la mwnwRussia), gli stamenti rivolsero al mwoasovrano le famose mwoqmwogcinque domande con cui cercarono d'instaurare un rapporto più rappresentativo, fra cui appunto la convocazione del parlamento ogni dieci anni. Nonostante le generose ricompense onorifiche a chi si era distinto nella difesa, le domande rimasero del tutto inascoltate.

Composizione

Come in molti regni dell'mwpqAncien régime, quali gli mwpgStati generali della mwpwFrancia sino alla Rivoluzione, il parlamento esprimeva una rappresentatività virtuale. Esso era articolato in tre bracci: stamento militare, stamento ecclesiastico e stamento reale. I loro componenti si chiamavano "voci". Lo stamento ecclesiastico, che costituiva il primo braccio per il mwqqcerimoniale, era composto dal mwqgclero: ne facevano parte infatti i tre mwqwarcivescovi sardi, i mwravescovi, gli mwrqabati, i mwrgpriori ed i rappresentanti dei mwrwcapitoli. La "prima voce", ossia il presidente, era l'arcivescovo di Cagliari.

Lo stamento militare era composto dai mwsqcavalieri, dai mwsgnobili e dai mwswfeudatari, che inizialmente erano tre categorie distinte e concettualmente lo rimasero, anche se col tempo tesero a coincidere: già dal XVII secolo tutti i feudatari erano anche nobili e (tranne che non fossero donne) cavalieri e quasi tutti i nobili erano anche cavalieri, tuttavia restavano diversi cavalieri non nobili e molti nobili non feudatari. Prima voce dello stamento militare era il mwtafeudatario presente col titolo più alto ed a parità di mwtqrango quello col titolo più antico: di fatto coloro che più spesso ricoprirono questo ruolo furono il marchese di Villasòr ed il marchese di Làconi; altre volte il marchese di Soléminis (nell'ultimo parlamento, nel 1698), il marchese di Villarìos (nell'autoconvocazione del 1793), il marchese d'Albis.

Lo stamento civile, o reale, era composto dai rappresentanti delle sette mwvacittà regie (ossia senza feudatario), detti mwvqsindaci: mwvgAlghero, mwvwBosa, mwwaCagliari, Castellaragonese (oggi mwwqCastelsardo), mwwgIglesias, mwwwOristano e mwxaSassari. Questi rappresentanti erano eletti dal ristretto novero dei mwxqcittadini e per legge non potevano essere nobili (per evitare conflitti d'interesse con gli altri stamenti o sovra-rappresentatività delle persone), anche se spesso furono fatte eccezioni per le città più piccole dove la scelta era veramente ristretta. La prima voce dello stamento reale era il sindaco di Cagliari.

Nel primo parlamento, del 1355, in aggiunta ai tre bracci mwxwtipici ve n'era un quarto che rappresentava le comunità non infeudate, che in quel momento erano ancora numerose.

Compiti

Il parlamento era convocato ogni dieci anni circa ed aveva il compito di rappresentare il regno, dibattendo problemi ed esprimendo proposte di provvedimenti d'interesse generale. Inoltre aveva il non trascurabile compito di votare il mwygdonativo, ossia il mwywtributo diretto che il regno doveva versare nelle casse del re per il decennio successivo, e le modalità di riparto fra i contribuenti.

Durante il periodo sabaudo gli stamenti non furono convocati mai più, con la singola eccezione dell'autoconvocazione nel 1793, e la quantificazione ed il riparto del donativo furono affidate a trattative dirette con le tre prime voci.

Ruolo sociale

Benché gli stamenti fossero rappresentativi di tutta la società, la loro composizione tendeva a sovra-rappresentare gl'interessi delle classi dirigenti. Ciononostante al loro interno si affermarono spesso i più importanti elementi dell'mwzwélite politica ed intellettuale della società sarda, come mwaaVincenzo Bacallar alla fine del XVII secolo o mwaqFrancesco Ignazio Mannu e mwagGerolamo Pitzolo nel XVIII solo per fare alcuni esempi.

Inoltre se le dinamiche sociali all'interno del regno potevano in certi casi avere natura di dialettica fra classi sociali diverse, nel rapporto con la corte gli interessi dei vari ceti sociali tendevano a coincidere. A supporto di questa coincidenza ci sono per esempio il vasto consenso che raccolse Agostino di Castelvì, marchese di Laconi e capo carismatico della società sarda nelle vicende che portarono all'mwbq''affaire'' Camarassa negli anni 1660, come anche le numerose petizioni che arrivarono da tutta la società sarda allo stamento militare nel 1793.

Note

cite-note-11. Che raccoglieva i mwdqsindics (i rappresentanti) di tutte le città regie e ville non infeudate mwdg
cite-note-22. Invio delle lettere di convocazione dei membri mweg
cite-note-33. Prima seduta mwfg
cite-note-44. mwgg

Bibliografia

• A. Marongiu, mwhgI parlamenti di Sardegna nella storia e nel diritto pubblico comparato, ristampa anastatica Forni, Sala Bolognese, 2009.
• AA.VV. (curatori), mwiaActa curiarum regni Sardiniae, Consiglio Regionale della Sardegna, in corso di pubblicazione: si tratta degli atti di tutti i ventiquattro parlamenti sardi celebrati, pubblicati dal 1983 e giunti circa a metà.

Voci correlate